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giovedì 23 febbraio 2012

Cosa resterà di questi anni ‘80?

Ok, non citerò mai più Raf, ma non sapevo come cominciare .

Cosa è rimasto di quegli anni ‘80?
E' rimasto il pop, il rap, la new wave,l'R&B,l'elettronica e, purtroppo, anche la vostra amata musica house (senza offesa.... anzi, sì ,un po' sì).

Potremmo definirlo un decennio fondamentale, è infatti durante quei 10 anni, precisamente nel 1982, che l'album più venduto nella storia della musica, venne pubblicato: "Thriller". Era già il sesto album Di Michael Jackson, ma è grazie ad esso che il Re del Pop è noto come tale.
Ogni Re ha la sua Regina; Veronica Ciccone, nel mondo conosciuta come Madonna, aveva 26 anni, quando nel 1984 la sua "like a virgin " divenne un successo planetario.
Bruce Springsteen, Bon Jovi, Tina Turner, Cyndi Lauper e Whitney Huston non furono soprannominati re e regine di nulla, ma in quegli anni, dal terzo posto in giù, c'erano loro nelle più importanti classifiche di musica pop.
Sulla scena alternativa e meno mainstream (adoro dirlo) nascevano le prime etichette discografiche indipendenti; le band emergenti che firmavano contratti con queste etichette, vendevano i loro album in circuiti non ufficiali e a basso prezzo. I loro album ,quindi, non si trovavano nei negozi di cd, e le loro canzoni non passavano in radio, ma riuscivano comunque a raggiungere un certo successo, nel loro piccolo.
In America, la più grande band alternative rock del momento erano i R.E.M. seguiti dai Pixies e dai Sonic Youth.
In Inghilterra, i membri dei Joy Division, meno il cantante, morto suicida esattamente nel 1980, formarono i New Order che, combinando New Wave ed elettronica, diventarono una delle band alternative più influenti del momento.
Nel 1981 tutti si sintonizzarono su quello che, generalmente, oggi, è canale 8, Mtv, il primo Network in assoluto a trasmettere video musicali, presentati e guidati dai cosiddetti Vjs. Il Mondo della musica cominciò a cambiare, i gruppi adesso puntavano molto sull'immagine; i primi ad aver capito come usare in modo efficace i video musicali, furono i gruppi new wave e progressive rock inglesi, come i Duran Duran o i Dire Straits, ma quando la voce cominciò a spargersi, tutti iniziarono ad aver voglia di provare questo nuovo metodo comunicativo.
"Thriller" non fu solo l'album più venduto di tutti i tempi; il video dell'omonima canzone fu il primo, nella storia, ad avere una trama ed una coreografia, mutando così inesorabilmente il concetto di video musicale.
Bisogna, però, citare almeno altri due gruppi nati negli '80, quelli che seguivano un genere totalmente diverso dai sopracitati, l'Heavy Metal; che ancora oggi vediamo raffigurati sulle magliette nere di molti teenager dagli occhi truccati di nero : Iron Maiden e Motörhead.
Last but not least, nel 1987, a Washington, Kurt Cobain ,Krist Novoselic e unodeitantibatteristi formarono i Nirvana, che più tardi con il loro secondo album, Nevermind, e l'incredibile successo del loro primo singolo, Smells Like Teen Spirit, sia in radio che in tv diventarono la più grande band grunge di tutti i tempi.
Gli Anni '80 si conclusero nel migliore dei modi, e nel peggiore cominciarono i '90.
Nel '94 , quando Kobain venne trovato senza vita nella sua casa a Seattle, alla batteria dei Nirvana c'era Dave Grohl (attuale voce e chitarra dei Foo Fighters) ,che possiamo definire quindi, il loro batterista storico.
Dai sintetizzatori alle trasmissioni televisive musicali, nacque un nuovo modo di scrivere , interpretare e condividere musica, destinato a persistere e a perfezionarsi nel tempo.




Amina Grenci IV D

Madonna... che stile!

Avete presente la Madonna che canta “ get into the groove, boy you've got to prove your love to me, yeah”? Esatto, Madonna dai capelli ricci e cotonati, dalle giacche di pelle, dai guanti a mezze dita bucherellati e dai gioielli di richiamo religioso. E il New Romantic, chi vi ricorda? Proprio lui, David Bowie, con il suo trucco da cadavere fulminato. Lei e Lui influenzarono fortemente la moda degli anni ’80. Certo, chi dice che era una bella moda, è decisamente pazzo. Non donava praticamente a nessuno, neanche alle modelle. Aveva però un gran fascino ed è anche per questo che molti dei suoi caratteri stanno tornando nella moda contemporanea. Basti pensare ai leggings e ai fuseaux, che ora si vedono addosso a chiunque, anche a ragazze che la taglia 40 l'hanno superata alla dolce età di due anni.
E gli scaldamuscoli. Quegli orribili calzini/non calzini che nascondevano la caviglia facendo sembrare smilzo un lottatore di sumo. Ma dovete sapere che non contente le adolescenti dell'epoca li indossavano anche sui jeans. Una tortura per gli occhi!
Gli uomini che, invece, non si lasciavano ammaliare dal new romantic, preferivano le famigerate polo coperte da felpe “best company”, infilate in un 501 Levi’s bello stretto tra le natiche.
Per il ragazzo definito “truzzo”, esistevano le cravatte di pelle con camicie e giacche fluo (giusto un pochino appariscenti), jeans tenuti su da cinture El charro e barchette Timberland (oggi portate con jeans strettissimi e corti, per mostrare la sottilissima caviglia, da ragazzi che hanno dato fuoco alla loro mascolinità).
Le donne semplici si coprivano con camicie XXL e jeans dalla vita altissima oppure con minigonne scozzesi o a balze. Per le serate “chic” indossavano abitini con farpali svolazzanti abbinati a sandali o Superga.
I capelli colorati, di solito di rosso, erano fermati al centro della testa da fermagli enormi, oggi trasformati in enormi fiocchi colorati creati per chiudere le uova di Pasqua.
Insomma, la moda degli anni ’80 era oggettivamente brutta, poco armoniosa e stravagante, ma aveva il fascino che l'ha resa immortale e che le permette di insidiarsi, riadattata, nelle mode successive.



Chiara de Martino

domenica 8 gennaio 2012

NO! al Sorrento-tipo


Se, quando aprite l’armadio della vostra camera, la prima cosa che ammirate con occhi “fantasticanti” è la vostra collezione di borse – shoppers – pochette – tracolle Louis Vuitton, Gucci, Prada, Pinko (e chi più ne ha più ne metta),  se la vostra scarpiera straripa, causa ammasso di Hogan, se il MOMO DESIGN è ormai diventato un prolungamento della vostra mano, e se vi sentite a vostro agio solo nel caldo calduccio del Refrigue recentemente acquistato … non leggete quest’articolo: potreste rimanerne molto offesi!
Vorrei parlarvi del fenomeno dello stereotipo sorrentino, il ‘Sorrento-tipo’, di ormai datata nascita, che dilaga sempre di più e sempre più rapidamente. Volete una prova? Nessun problema: basta incamminarsi per le strade del centro, avvicinarsi ai luoghi maggiormente frequentati dai teenager, quali il Corso, Piazza Lauro (principale punto d’incontro cittadino), Cafè Noir e altri (di cui, forse, non conosco nemmeno l’esistenza), per osservare esemplari di questa specie che sta prendendo il sopravvento nella Sorrento di oggi. Sarà che forse, come insegnava Darwin, è geneticamente superiore e resiste meglio ai cambiamenti, come quelli climatici (forse grazie al suddetto Refrigue) o quelli riguardanti il raggiungimento del cibo posto in alto (non allungando il collo come le giraffe, ma indossando le sopracitate Hogan con i loro sei centimetri), ma quando è troppo è troppo! Ragazzi, non vi annoia passeggiare e notare non uno, ma molti individui che indossano esattamente ciò che indossate voi? Non vi secca camminare e sembrare gli invitati ad una festa a tema? Allontanatevi dalla moda dei “vestiti-allo-stesso-modo” e siate voi stessi, anche se questo comporta non corrispondere al vostro status quo. Ciò che cerco di dirvi è che non avere una categoria d’appartenenza, essere, insomma, diversi (almeno un po’)non è un crimine! Certo, voi direte, possedere un’opinione differente vuol dire prima di tutto pensare diversamente, e mi trovate non d’accordo, d’accordissimo, ma è risaputo che la personalità e il carattere si manifestano anche nel modo in cui ci mostriamo agli altri.
Che dire … non siate uno fra tanti, ma l’uno fra tanti!
                                                                                           


                                                                           Ilaria Coppola III B

Gli anni '70

Se hai visto e/o letto Arancia Meccanica, se indossi magliette di Che Guevara, se hai seguito tutta la serie di Happy Days, se almeno una volta hai urlato un’ "Adrianaaaa" alla Sylvester Stallone, se definisci il tuo look "punk" , se hai ballato come Stephanie e Tony ne "La febbre del sabato sera", se la tv che guardi ogni giorni è a colori, se la tua chitarra è una Fender Stratocaster, se hai posseduto uno stereo con impianto Hi-Fi, se guidi una Vespa,se conosci a memoria il testo di "Imagine" di John Lennon, se hai giocato con l'allegro chirurgo o con il cubo di Rubik, sappi che stai tenendo in vita miti nati negli anni '70.
In quegli anni , nei coloratissimi salotti italiani, le radio trasmettevano le ballate di un Claudio Baglioni dalla chioma fluente, successi intramontabili come "il mio canto libero" di Battisti, canzoni dai testi provocatori di Rino Gaetano come la sua celebre " Nuntereggae più" , smielate melodie alla Venditti , Patty Pravo, Fabrizio De Andrè,Renato Zero, Franco Battiato, Giorgio Gaber, Mia Martini, Eugenio Finardi,Cocciante, i Pooh...
E nel resto del mondo?
Negli USA e nel Regno Unito i ragazzi dalle creste colorate e dalle borchie sui jeans ascoltavano il Punk, e tali si definivano. Avevano voglia di urlare che le città in cui vivevano e il sistema che le governava stava loro stretto, e così avevano bisogno di liberarsene; I Sex Pistols, con la loro violenza verbale e musicale, diventarono uno dei maggiori simboli del Punk, immediatamente seguiti dai Ramones e dai Clash.
In ambienti decisamente più tranquilli, si ascoltava uno degli album migliori di sempre :The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd uscì nel 1973 .
All'inizio del decennio I Beatles avevano già cominciato carriere da solisti, ma non si poteva mollare tutto senza un ultimo capitolo. A distanza di un solo anno dal loro ultimo successo "Abbey Road" chiusero la loro carriera in bellezza con "Let It Be",che fu ufficialmente il loro ultimo album.
Ma, ahimè, non a tutti interessava la musica  "colta", quella che si ascolta seduti su una poltrona o stesi sul letto , quella che fa riflettere, quella che insegna, che fa crescere.
Molti preferivano lasciarsi questioni sociali e filosofiche alle spalle , la loro massima preoccupazione era quella di riuscire ad avere la chioma più cotonata possibile , per poterla poi sfoggiare nelle discoteche, dove in quegli anni impazzava appunto la disco-music.
Gli ABBA con "Mamma Mia" fecero ballare milioni di giovani in tutto il mondo, e si contesero la scena con i Bee Gees ( Chi sono i Bee Gees? "Stayin' Alive" dice niente?), i testi erano banali, ma in fondo a chi interessava? L'importante era ballare, era scuotere quelle chiome, muovere quei bacini che reggevano quegli (orrendi n.d.r.) jeans a zampa di elefante.
In quegli anni ,quindi,ci furono svariate scelte musicali seguite da svariati gruppi sociali... e voi, se foste nati in quegli anni, sareste andati in giro a spaccare tutto, sareste rimasti in solitudine nella vostra cameretta a riflettere, o sareste  andati in discoteca con quegli (orrendi n.d.r.) jeans a zampa di elefante?

                                                                                                                         

   Amina Grenci IVD

Flower Power

Allucinati dalle droghe sintetiche in voga, eccoci negli anni '70 a combattere contro la guerra e a distribuire fiori ai poliziotti durante le manifestazioni.
La corrente hippy nasce come rifiuto del mondo borghese e adulto e si trasferisce, in primo luogo, nella moda, nella scelta di camicie arabe e tessuti indiani, di oggetti di un mondo poveri, di gonne larghissime e fatte in casa, accompagnate da capelli lunghissimi alludenti alle capigliature degli Indios e in netto contrasto con i padri, vestiti di grigio e ben rasati.
“Mettete dei fiori nei vostri cannoni” era uno degli slogan hippy e loro cosa pensarono di fare? Di ricoprirsi da capo a piede di fantasie floreali unite a motivi psichedelici. I colori forti come fucsia, verde acido, giallo limone, i fiori enormi o piccolissimi, le linee intrecciate, i cerchi. Questi disegni astratti, colorati e improbabili furono frutto di allucinogeni e di culture orientali, in particolare quella indiana.
Il guardaroba hippy è vario e tutto ispirato da un rifiuto del modello consumistico occidentale. Di seconda mano, comprato nei negozi dell'usato o confezionato in casa con ciò che si aveva. Pantaloni a zampa d'elefante, strettissimi in vita, tanto da impedire quasi il normale funzionamento della vescica, fino al ginocchio da dove poi si aprivano scampanati fino ai piedi, patchwork o jeans, a righe, giacche alla nehru e alla mao, pantaloni e gilet di pelle. Le donne indossavano anche sari e sarong indonesiani, abiti contadini, folk, gonne a strati e salopettes. Ai piedi sandali greci, zoccoli o stivali con la zip. Si indossavano gioielli d'argento indiani, anelli alle dita dei piedi, bracciali alle caviglie, bandane colorate, simboli yin e yang e penne.
Gli hippy erano contro la moda. Rifiutavano il potere di singoli individui di stabilire come gli altri dovevano vestirsi, e rifiutavano di adattarsi a uno standard. Ma la ricerca di autenticità che li porta a creare il proprio stile in modo individuale, rifiutando le leggi della moda, si diffonde nelle proposte degli stilisti. L'industria della moda era vista come una macchina di persuasione che costringeva a rincorrere l'ultima moda e, oggi più che mai, chi potrebbe dare loro torto?



Chiara de Martino IV D    

mercoledì 14 dicembre 2011

Beatlemania

Se davvero avete voglia di leggere questo articolo, magari vorrete anche sapere come va il mondo della moda contemporanea e quali sono le nuove tendenze, quali colori bisogna indossare. Ma io non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare delle collezioni del prossimo anno. Cercherò, invece, di catapultarvi indietro nel tempo, partendo dagli anni '60. Ebbene sì, perché dovete sapere che gli anni Sessanta sono caratterizzati da una pazzia generale e da un radicale cambiamento anche nel campo della moda. Tutto comincia il 13 ottobre del 1963 quando, al Sunday Night at the London Palladium, nasce la BEATLEMANIA. Con l'avvento del Rock'n'Roll e con le prime esibizioni di Elvis, i teenager cominciarono a far sentire le proprie urla. L'accanimento dei media nei confronti dei Beatles fece letteralmente impazzire le folle. Tra urla, svenimenti, crisi isteriche e atteggiamenti morbosi il mondo occidentale venne tappezzato da loro sosia. I ragazzi cominciarono a tagliarsi i capelli allo stesso modo, tipo funghetto col frangettone. Non ci furono cambiamenti stratosferici nella moda maschile, ma le giacche senza collo e gli stivaletti squadrati divennero il marchio di fabbrica della mania. I giovani riempirono gli armadi di abiti casual come t-shirt colorate, inusuali all'epoca, e quindi poco costosi ed accessibili a tutti. La moda femminile, invece, presenta importanti cambiamenti. Da abiti eleganti, poco pratici e talvolta scomodi si passa ad un abbigliamento addirittura unisex. E per le occasioni importanti? La minigonna, ovviamente! Ed ecco che la donna mostra, per la gioia di tutti gli uomini, le cosce. E cosa mettere sotto le minigonne? Calze e reggicalze sarebbero eccessivi anche adesso. Ecco quindi che nascono i collant. La moda degli anni Sessanta fu estremamente colorita e allegra, ma la ciliegina sulla torta furono i cosmetici. Le case cosmetiche esaltarono l'eccentricità e il mutamento sociale con bocche chiarissime e occhi coloratissimi e bizzarri, ornati da lunghissime ciglia finte. Purtroppo, o per fortuna, la Beatlemania non arriva ai giorni nostri. L'infatuazione per i Beatles cominciò a svanire dal '66, per dare spazio ad un altro tipo di movimento...del “fate l'amore, non fate la guerra” e del “peace and love”.



Chiara De Martino