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giovedì 23 febbraio 2012

Il Festival delle polemiche

Il festival della canzone italiana, ormai chiamato semplicemente Sanremo, porta sempre con sé polemiche, con cadenza annuale, dalla partecipazione, qualche anno fa, del principe ereditario Emanuele Filiberto assieme a Enzo Ghinazzi , in arte Pupo, al loro alquanto dubbio ripescaggio, che li portò in finale, fino alle vittorie di artisti già vincitori di altri talent. Questo fenomeno si è manifestato per due edizioni consecutive del Festival , facendo presumere una qualche forma di macchinazione studiata a tavolino. Quest’anno non c’è stato nemmeno bisogno che il festival cominciasse per scatenare una bufera di polemiche. Tutto è nato con la creazione di Sanremo Social. Questa innovazione, relativa,  poiché già utilizzata in molte altre competizioni come i talent, permette , accedendo da casa alla relativa pagina Facebook , di votare il proprio preferito fra una lista di aspiranti giovani. I cantautori in erba non devono far altro che mandare un l video in cui cantano un brano inedito da loro scritto: il popolo della rete fa il resto. Pare che, però, nello stilare il casting dei sei che avrebbero partecipato al Festival nella categoria Giovani i responsabili non si siano attenuti poi così tanto al “volere” della rete. A renderlo noto , in modo davvero plateale , è stato il comico e presentatore televisivo Enzo Iacchetti che, tramite Facebook, ha attaccato violentemente, con ingiurie più o meno gravi, colui che si occuperà quest’anno del festival , il cantautore Gianni Morandi, direttamente sulla sua pagina. Quest’ultimo viene infatti accusato di essere un ignorante della musica moderna e di essere uno schiavo delle Major discografiche. La bufera che s’è scatenata sul Web è stata enorme , sulla pagina di Iacchetti si sono riversate centinaia di commenti, alcuni con parole di elogio,e altri che gli davano dell’ipocrita,tesi accreditata dalla presunta partecipazione di Martino Iacchetti, figlio del comico, al mega sondaggio mediatico di Sanremo Social, poi scartato. Fra un po’, però, il festival comincerà davvero , quindi non resta che aspettare l’evolversi o meno della questione. Chissà che non se ne faccia parola durante la trasmissione.
Qui è riportato il post completo di Iacchetti.
“Caro Gianni Morandi, sei proprio un ignorante di musica dei giorni nostri,sei rimasto alla Fisarmonica e adesso sei il capo delle giurie che scelgono i giovani per San Remo. Avete fatto tu e la Rai questa porcata di San Remo Social, per dare una possibilità agli ascoltatori del web (che stanno diventando fondamentali per il futuro della musica) di esprimersi con un voto verso le canzoni preferite. Bene le canzoni più votate dal web non sono state prese. Bella presa per il culo non pensi ? Non credi che facendo così non fai che alimentare il sospetto che sia già tutto stabilito ? Siete schiavi delle majors della discografia. Perché non lo ammetti ? E’ già tutto stabilito e voi prendete per il culo centinaia di ragazzi che scrivono molto meglio della vostra musica da buttare. In migliaia hanno speso soldi per farsi i video clip, per iscriversi alle accademie , arrivi tu e prendi i più scarsi. Morandi, ma vattene a fanculo va. Il tuo ex amico Enzo Iacchetti.”


                                        Andrea Esposito

mercoledì 14 dicembre 2011

I'm with you

Indefinibili , ecco cosa mi viene in mente pensando ai Red Hot chili Peppers.Il gruppo californiano è riuscito ad avere (nell’ultimo decennio soprattutto) caratteristiche che lo rendono unico, con uno stile che è stato sempre in evoluzione, spaziando fra molti generi , quali il rock , rap , fusion e funky. Partendo da questi presupposti, parlare di un loro album , del loro ultimo album in particolare non è mai facile. Occorre prima di tutto fare un passo indietro. E’ il dicembre del 2009 quando i RHCP , mentre si crogiolavano nel successo del loro ultimo album “Stadium Arcadium “, subiscono una grave menomazione: il chitarrista John Frusciante lascia il gruppo per dedicarsi a progetti solisti. Il chitarrista abbandona il gruppo per la seconda volta con sofferenza dei fan e , sicuramente, anche degli altri membri del gruppo. Circa un mese dopo, viene annunciato che la band ha trovato un nuovo chitarrista, il giovanissimo e sconosciuto Josh Klinghoffer, amico e socio del “compianto” Frusciante. Il gruppo si è preso poi un lungo periodo di pausa, riprendendo “l’attività” a settembre con le registrazioni in studio del nuovo album, il quale sarebbe stato poi pubblicato il 30 Settembre dell’anno dopo. E’ stato ovviamente attesissimo dai fan i quali si sono dannati per quasi un anno, domandandosi se Josh sarebbe stato all’altezza di Frusciante. Finora, infatti, Josh si era sempre cimentato in un genere molto diverso da quello dei Red Hot, e anche molti critici si erano dimostrati scettici al suo ingresso nella band, soprattutto per il peso comportato dal doversi riallacciare ad una eredità corposa come era quella di Frusciante. Il primo singolo estratto dall’album e pubblicato il 26 Agosto è “The Adventure of Rain Dance Maggie”, un pezzo che, in un certo senso, poteva sviare da quello che sarebbe stato il prodotto finale. Il chitarrista si cimenta in linee di chitarra che richiamano uno stile psichedelico, associato ad una linea di basso tipica del bassista Micheal “Flea” Balzary. La canzone si presenta orecchiabile e piacevolissima, nonostante faccia nascere il dubbio su un “cambio di stile” da parte del gruppo, anche se da sempre molto vario, di Los Angeles. Per il resto, l’album si presenta abbastanza eterogeneo con pezzi destramente ritmici come Did I let you know o calmi e trascinanti come la tristissima Meet me at the corner. Menzione speciale per Factory of Faith, dalla trascinante linea di basso e a Goodbye Hooray, dove il basso si cimenta anche in uno sfrenato assolo. L’influsso del nuovo chitarrista è evidente però in alcuni pezzi come Happiness loves company, dove è presente anche una tastiera ad accompagnare tutto. Affascinante Brendan Death Song dal bellissimo testo, che raggiunge la massima espressione nel ritornello. Questi presentano in quasi tutte le canzoni una struttura molto simile, denotando una certa mancanza di fantasia. Il prodotto finale è sicuramente buono, evidenzia una certa originalità, anche se rimane sempre nello stile particolarissimo, forse solo con qualche sensibile cambiamento, che era stato sviluppato da alcuni anni. Resta da domandarsi se al prossimo lavoro si riuscirà a mantenere una qualità così alta, e se Josh rimarrà originale e creativo come è stato in questo lavoro.


Andrea Esposito